18 agosto 2014

iNobiettivo: il mistero del cancelletto

La rubrica giovane e irriverente di Nicolò BattagliaCancello, Ferrara
Filippo amava passeggiare. Dopo cena, nelle sere d’estate, usciva di casa per fare quattro passi e digerire.

Abitava poco distante dall’ippodromo.

Anche quella sera, dopo il decaffeinato, uscì.

Entrò dal cancelletto dietro la piscina. Rimaneva sempre aperto, quel cancelletto.

A che serve un cancelletto se è sempre aperto?

A che serve un cancelletto se è talmente basso che basta un niente per scavalcarlo?

A che serve un cancelletto se proprio lì affianco, nella recinzione, c’è un buco che ci passa dritto anche un giocatore di pallacanestro?

Filippo percorse l’anello terroso nel totale silenzio.

Il caos della civiltà sembrava così lontano.

Su quella pista si erano dati battaglia i migliori tra fantini e cavalli.

Quando era bambino suo papà lo portava sempre alle corse. Gli dava in mano cento lire.

Filippo sceglieva il cavallo con il nome più simpatico.

“Dieci lire su Lilian Star Canapino.”

Ogni tanto il cavallo che aveva scelto arrivava primo. Allora tornava di corsa a casa e i soldini vinti li metteva nella sua scatola dei tesori, sotto il letto.

Filippo passò davanti alle gradinate. Quelle gradinate che qualche decennio prima venivano popolate ogni fine settimana da soggetti incredibili. Ricordò le lezioni del vecchio Germano, su come si potesse capire dall’occhio del cavallo se questi aveva voglia di correre o no e di come Toni detto “il parruccone” inveisse con i peggiori improperi ogni volta che sentiva “quelle ocaronate”.

Filippo fece una sosta alla stalla.

Una volta erano tutte abitate. Ormai, purtroppo, ne rimanevano solo poche.

Con il caldo le finestre stavano aperte anche di notte.

Filippo tirò fuori di tasca un paio di carote.

La testa di Josè Gaudio Drappellone uscì come per magia.

“Ciao Josè, come ti è andata oggi?”

Josè addentò la prima carota veloce come un fulmine.

Si prese un paio di carezze. Avrebbe preferito la seconda carota ma anche le carezze non bisognava sprecarle.

Filippo salutò l’amico cavallo e ritornò verso casa.

Prima di coricarsi a letto andò a dare la buonanotte al figlio.

Lo trovò sbragato sul divano a giocare ai videogiochi.

“ Ciao pà, dov’eri finito?

“ Ho fatto la mia passeggiata all’ippodromo, come tutte le sere.”

“ Un ippodromo? E cos’è?”




Racconto originale di
Nicolò Battaglia
 
Foto originale di
Franco Colla


Webcam Ferrara: www.comune.fe.it ( aggiornamento ogni 2 minuti )

www.comune.fe.it






























Nessun commento:

Posta un commento